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Monday, 27 September 2021 12:41

Titane, recensione del film di Julia Ducournau vincitore della Palma d'oro in arrivo al cinema Featured

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Sta per uscire al cinema Titane, film di Julia Ducournau con Vincent Lindon, Agathe Rousselle, trionfatore all'ultima edizione del Festival di Cannes 2021: Cinetvlandia l'ha visto in anteprima e vi propone qui di seguito la recensione.

Vincere la Palma d’Oro a Cannes non è un traguardo per tutti. Julia Ducournau (Raw) ci è riuscita nell’ultima edizione, stupendo tutti e forse per prima se stessa. Titane è un film di genere, anzi ad essere precisi un sottogenere, perché non è semplicemente un horror, bensì un body horror, il cui maestro indiscusso è David Cronenberg, per intenderci. E neppure a lui riuscì l’impresa di aggiudicarsi il primo premio nel 1996 con Crash (Cannes gli riconobbe il Premio Speciale della Giuria, ma non la Palma). Vincere con un horror non è cosa da poco, se pensiamo che un capolavoro indiscusso come Shining non ha raccolto praticamente alcun riconoscimento ufficiale. Ma Ducournau ci è riuscita. Perché? Proviamo a cercarne le ragioni, senza fermarci superficialmente a pensare che la giuria fosse sotto effetto lisergico al momento della decisione.

Titane è una favola, nera quanto si vuole, ma una favola. Mitologica, per giunta. La protagonista del racconto è Alexia. La conosciamo da bambina quando a seguito di un incidente automobilistico, le viene impiantata una placca di titanio nel cranio. Da quel momento Alexia non è più solamente umana (è un titano), ma anche meccanica. Tanto che immediatamente sviluppa un’attrazione fisica verso le automobili. La ritroviamo adulta e impegnata in balli sensuali alle presentazioni nei saloni automobilistici: sul cofano delle auto Alexia balla e si eccita, provocando eccitazione negli umani e non solo. Ma la ragazza nasconde un segreto: è una macchina programmata per uccidere e, giusto dopo l’ultimo omicidio consumato in parcheggio deserto, Alexia viene sedotta dalla Cadillac sulla quale aveva danzato e dalla quale rimane incinta (neppure io sono sotto effetto lisergico, giuro). Braccata dalla polizia, decide di spacciarsi per Adrien, un ragazzo sparito da casa dieci anni prima lasciando nello sconforto il padre Vincent che, quando si trova di fronte questo nuovo figlio decide di accettarlo come proprio. Fino al momento in cui Alexia/Adrien metterà alla luce il proprio figlio.

Le peripezie di Alexia in Titane ci raccontano di una società confusa, nel sesso come nei rapporti interpersonali. Una società, sembra dirci la regista, che è destinata a collassare se non ritrova l’amore. In qualunque forma si presenti e sotto qualsiasi aspetto. Crudele, esplicito, disturbante, ma anche tenero e disarmante nella sua ingenuità narrativa, Titane non è un film che passa inosservato e che, malgrado le inevitabili eco cronenberghiane e qualche forzatura di sceneggiatura, è simbolo di una società in cambiamento. Spesso il cinema è il primo media capace di registrare queste trasformazioni e un film mutante come questo ne è la prova evidente.

 

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