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Saturday, 08 August 2020 09:33

Locarno Film Festival 2020: First Cow Recensione

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Il film d'apertura della 73°edizione del Locarno Film Festival 2020 è stato First Cow di Kelly Reichardt con John Magaro, Orion Lee, Toby Jones: Cinetvlandia l'ha visto e vi propone qui di seguito la recensione.

Ci sono tanti modi per raccontare e capire perché l’America sia quello che è. Scorsese in Gangs of New York ha scelto l’elemento della violenza e della sopraffazione, Leone con C’era una volta in America quello dell’amicizia tradita, Kelly Reichardt con First Cow ha preferito andare più indietro nel tempo e cercare le origini del capitalismo. La domanda che ci pone è di quelle impossibili di una risposta, senza ricorrere alla filosofia: è nato prima il capitale o lo spirito imprenditoriale? E per farlo ha scelto la strada apparentemente sommesso dell’amicizia di due giovani pionieri di inizio Ottocento.

First Cow prende il via ai giorni nostri con il ritrovamento casuale di due scheletri distesi uno a fianco dell’altro. Siamo nei boschi dell’Oregon e la storia ci racconta proprio di chi siano quelle ossa ritrovate: testimonianza di un epoca passata che ci permette di comprendere chi siamo oggi. Un corpo è quello di Cookie, giovane cuoco di talento che si unisce a un gruppo di cacciatori di pelli per raggiungere la frontiera, l’altro quello di King-Lu, giovane di origini cinesi che nella frontiera vede il futuro e forse l’affermazione in una terra straniera. I due stringono subito amicizia e King-Lu, più scaltro di Cookie, capisce che la ricchezza può arrivare attraverso le capacità culinarie di quest’ultimo. Così i due decidono di imbastire una vendita di dolci al mercato. E l’idea funziona, anche perché i dolci sono preparati grazia al latte rubato nottetempo alla prima mucca importata negli Stati Uniti da un ricco fattore inglese. E proprio il fattore sarà il primo e entusiasta fautore delle piccole fortune dei due. Fino a quando non scoprirà il trucco.

È un western atipico il film scelto da Locarno 2020 per aprire un’edizione di emergenza. Un’edizione fragile e allo stesso tempo orgogliosa di esserci comunque. È un western lontano da quelli del nostro immaginario, fatto di spazi aperti, tramonti e polvere. È un western povero e minimalista scevro da ogni mediazione mitica cinematografica, ma non per questo meno efficace. Reichardt, non volendo utilizzare la forza dell’impatto visivo, si concentra sulla parola, sui silenzi e sulla luce disegnando un ritratto dell’America unico nel suo genere. Indispensabile.

Read 190 times Last modified on Saturday, 08 August 2020 10:01

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